Seminario Angelique del Rey

Sono una professoressa di filosofia e lavoro in una clinica per adolescenti con malattie fisiche e psichiche. In questo seminario presenterò la problematica di cui abbiamo scritto io e Miguel nel L’Elogio del Conflitto, da un punto di vista filosofico. Il nostro libro inizia con la constatazione che la rimozione del conflitto nella nostra società si verifica come fatto sociale e in particolar modo facciamo riferimento ad un fatto di cronaca che abbiamo usato per esplicitare tale constatazione.

Ci troviamo in Francia all’inizio del 2005, un periodo di lotte sociali , di lotte di giovani quando il governo ha proposto il CPE, il contratto precario per l’occupazione. Il governo ha reagito alla lotta dei giovani dicendo che il problema di fondo era che dovuto ad una comunicazione insufficiente, si sottraeva così al conflitto ritenendo che i giovani avessero reagito in quel modo perché erano stati informati male, negando quindi la possibilità di un altro punto di vista valido, negando la possibilità di un altro punto di vista nella società .

Si riteneva quindi possibile solo una comunicazione distorta ma non un punto di vista diverso. Questo è un esempio che ci illumina sulla difficoltà di oggi per la coesistenza di pensieri contrari, sembra che oggi ciò che diceva Eraclito circa l’unità dei contrari non sia più realizzabile. Per Eraclito l’insieme delle differenze rappresentava il meglio, oggi ciò sembra diventato impossibile . Oggi non è accettato e sembra incomprensibile considerare necessario per la vita che l’insieme sia fatto di tensioni ; ciò comporta una grave difficoltà nel provare a comprendere la complessità della realtà dei problemi . La nostra ipotesi è quindi che la società oggi rimuova il conflitto, per usare un termine di Freud.

Se consideriamo l’idea di un inconscio collettivo diventa chiaro che la rimozione del conflitto non porta alla sua scomparsa bensì alla sua trasformazione in barbarie . Noi pensiamo che le nuove barbarie espresse dalla nostra società derivino proprio dalla rimozione del conflitto. Come diceva Levi Strauss barbaro è chi crede nella barbarie , la nostra società diventa barbara perchè crede che ci siano delle barbarie. Abbiamo molti esempi di questo processo e diverse sono le citazioni che facciamo nel nostro libro , tra le quali, in particolar modo, quelle relative al terrorismo ; le forme di terrorismo paradossalmente proteggono delle potenze che si trovano all’interno delle nostre società : le cosidette nomes lands , dove l’assenza di diritto è la regola. Va anche detto che il biopotere, di cui parla Foucault, avanza fingendo di proteggere la vita.

Il controllo della vita privata a vantaggio della protezione della salute e l’eugenismo soft viene fatto in nome del “Bene” , in realtà non è altro che il biopotere. Ideologicamente dire che è inaccettabile che nascano bambini con deformazioni o handicap non è possibile ma il potere medico va in questa direzione. Un’altra realtà che mostra questo andamento verso la rimozione del conflitto è la tendenza ad allontanare o eliminare le diversità culturali, come ad esempio per quanta riguarda la cultura dei non udenti, che non è riconosciuta dalla società. La rimozione dei conflitti porta ad una logica di scissione e in alcuni casi alla logica di logica della scontro. Si parte dalle grandi scissioni come Nord e Sud del mondo con la creazione di muri, con l’idealizzazione dell’immigrazione da un lato e la sua criminalizzazione dall’altro e si arriva alle piccole separazioni tra il sé ideale e quel che non è riconosciuto come sé , parti di sé che diventano non- sé.

La logica della rimozione del conflitto in senso filosofico si riduce nella negazione dell’altro, non c’è più alterità sia in senso filosofico, che sociale che psicologico. Allora questa è una crisi antropologica , la crisi della figura dell’uomo in quanto è proprio questa crisi che ha portato alla rimozione del conflitto. L’epoca dell’uomo è l’epoca in cui l’uomo è la figura centrale ed è una figura chiara , ma l’epoca dell’uomo comportava l’idea del progresso dell’umanità, una umanità che vive la temporalità in modo diverso, che non guarda più verso il passato ma che guarda verso il futuro, verso una perfettibilità, abbandonando la tradizione. L’epoca che è avanzata con questo tipo di idea di progresso dell’uomo ha fatto emergere una promessa, la promessa di separarsi dalla parte oscura dell’essere umano , ossia da tutto ciò che è miseria, malattia, ingiustizia, ignoranza, immoralità e follia, anche dall’essere mortali, infatti oggi la morte diventa cosa lontana.

A ciò ci ha portato l’illuminismo : l’uomo si identifica sempre più con la ragione e dimentica tutta la parte oscura di sé. Da questa configurazione siamo giunti alla vera e propria eliminazione della parte oscura, rimuovendola, seppure esiste, continua ad esistere, ma è incosciente e quindi fuori da ogni possibile non controllato. E’ bene ricordarci che Il XX secolo è stato il secolo più barbaro dell’umanità mentre avrebbe dovuto essere il secolo illuminato. Oggi nel XXI secolo sappiamo che siamo colpiti in tutti i settori, in particolar modo quello politico, medico ed educativo dal lutto , da un per la mancata realizzazione di una grande promessa per l’umanità. Diventa necessaria per l’Umanità,quindi, l’elaborazione del lutto. Non parlerò dell’aspetto clinico, ma di quello dell’educazione e in particolar modo della situazione dei giovani di oggi.

In certe zone diverse della Francia si ha l’impressione che la regressione sia diventata la normalità, pare che più ci si impegna in progetti educativi più gli alunni risultano essere resistenti. E’ diffusa a vari livelli l’impressione che diminuisca l’importanza data ai valori che diminuisca la memoria dei valori , che si stiano cancellando, allora nasce un senso di impotenza che porta a chiedersi perché continuare ? Perché continuare questo impegno se invece di ottenere miglioramenti si ha questa regressione dell’educazione ? E’ sempre meno possibile educare basandosi su questa idea di progresso dal momento in cui si ha di fronte una realtà che nega tutto ciò e che non è disponibile ad elaborare il lutto.

Allora è chiaro che nell’ambito dell’educazione sono necessari nuovi modelli e occorre chiedersi a nome di cosa educare se non più a nome di questa promessa di perfezione e di questo progresso. Le domande che emergono relativamente alla rimozione dei conflitti sono relative ad una realtà che propone lo sviluppo dell’uomo come uomo modulare, l’uomo dell’ utilitarismo. La perdita del progetto umanista si trasforma in utilitarismo. Ciò non significa che l’umanesimo sia stato un errore ma dobbiamo constatare che è stata un’ideologia che ha accompagnato un ciclo di progresso che al momento è però finito.

La creazione dell’individuo nella cultura dell’epoca passata è stata un vettore dell’emancipazione ma oggi è diventato un luogo di impotenza non è più un luogo di liberazione. Certi dicono addirittura che questo processo di individuazione, di creazione dell’individuo è diventato una sorta di de- individualizzazione , perché non abbiamo più individui autonomi capaci di fare politica di avere pensieri propri anzi siamo arrivati alla creazione di individui separati e serializzati . L’umanesimo che si basava sulla separazione dell’uomo dalla natura, che gli dava una dignità superiore agli altri esseri viventi ha realizzato una progresso morale, scientifico, tecnico, ma questo ciclo e la figura che ne era alla base è stata superata.

Oggi l’uomo è diventato una risorsa a servizio dei vari sistemi, in particolar modo al servizio di quello economico e anche la sanità come l’ambito educativo non è più al servizio dell’uomo, le lamentele sono ormai numerose, perché questi sistemi sono al servizio dell’efficienza, in senso produttivo,e questo è sempre l’obiettivo principale. La logica dell’efficienza diventa il nuovo principio della realtà . Lavoro in Francia in una clinica per adolescenti , come vi ho detto prima, e qualche giorno fa il direttore nel parlare della crisi economica che si sta prospettando per il futuro ci ha comunicato che noi non corriamo rischi in quanto le patologie degli adolescenti saranno un settore promettente per il nostro lavoro del futuro.

Il fuoco della comunicazione era talmente orientato ai problemi economici da considerare gli adolescenti solo ed unicamente come un “settore” di impiego e di profitto economico. Allora mi sono chiesta come il direttore potesse pensare di dirci qualcosa di normale, di evidente, di buono, e tutti hanno ascoltato senza reagire : credo che tutto ciò abbia a che fare con il fatto che il primato del principio di efficienza ha preso il sopravvento su tutto ed è con questo dobbiamo confrontaci. Dietro l’utilitarismo che avanza c’è l’ uomo di Musil, l’uomo senza qualità senza scheletro su cui si possono applicare le competenze che vengono ritenute positive dal sistema, competenze che hanno come caratteristica principale quella della flessibilità, per poter essere eliminate e sostituite quando non sono più necessarie al sistema. Questa è l’umanità costruita dall’utilitarismo. Questa è la visione dell’uomo che si va costruendo, questo il modello d’uomo , perciò diventa essenziale lottare contro questo modello e proporre un altro modello, ed è da questa osservazione che nasce “L’Elogio del conflitto”.

La nostra ipotesi è che proprio assumendo i conflitti che ci attraversano , che attraversano le situazioni della società, lì possiamo lottare contro l’utilitarismo che avanza. Tutto ciò per due ragioni : una perché il conflitto rimosso sfocia nella barbarie mentre il conflitto riconosciuto è un conflitto acuto che può trovare forme per autoregolarsi. Penso saremo d’accordo nel ritenere che un conflitto acuto, manifesto, ha in sé la possibilità della elaborazione. La seconda ragione è data dal fatto che la vita è fatta di conflitti, riprendendo le parole di Eraclito possiamo dire che il conflitto è padre di tutto, è all’origine della vita stessa.

In altro modo possiamo affermare che la vita non è un aggregato, non è un insieme di elementi, ma è piuttosto l’equilibrio tra tanti elementi in tensione e in conflitto. Questa è la nostra ipotesi teorica ma è anche una pratica, in quanto solo attraverso l’assunzione del conflitto possiamo pensare di proteggere la vita contro l’utilitarismo che progressivamente tende a costruire una nuova figura d’uomo : un uomo inteso come aggregato.

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